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Intrecciare storie, custodire il futuro: l’artigianato consapevole di Vitina Vinelli

Nell’ambito del progetto Erasmus+ CREASSE, dedicato alla promozione dell’Economia Sociale e Solidale (SSE) come leva per lo sviluppo e l’inclusione nelle comunità rurali, diamo voce alle eccellenze del nostro territorio che coniugano sostenibilità, cultura e innovazione sociale.

Oggi incontriamo Vitina Vinelli, la mente creativa dietro Urania – Intrecci Narranti. Artigiana e ricercatrice tessile, Vitina trasforma l’antica arte del telaio tradizionale e delle tecniche storiche in un modello di produzione consapevole, attento al recupero dei materiali e al rispetto dell’ambiente.

Scopriamo insieme come l’intreccio tra memoria, artigianato e valori sociali possa creare nuove opportunità di crescita per le nostre comunità.

Vitina, il tuo percorso unisce sapienza artigianale, passione per il tessile e un forte valore culturale. Ci racconti brevemente chi sei, come nasce Urania – Intrecci Narranti e qual è la visione che guida le tue creazioni?

Sono originaria di Stigliano, un piccolo paese in provincia di Matera. Dopo circa vent’anni a Sorrento sono tornata nella mia terra, la Basilicata, scegliendo di vivere a Matera.

Urania Intrecci Narranti non nasce ieri, anzi. Fin da piccola la mia mamma mi ha insegnato l’uncinetto e il mio papà intrecciava le spighe di grano (le goffole) e i cesti con i giunchi. Ho sempre creato, ma senza pensare che potesse diventare un lavoro: pubblicavo sui social con un altro nome, “fantasy life”.

Tornata a Matera ho avuto la fortuna di entrare in una struttura alberghiera, dove il proprietario ha creduto nelle mie arti manuali e mi ha affidato l’apertura di una bottega di artigianato domestico. È stata la porta d’ingresso alla tessitura. Da circa dieci anni non passa giorno senza che io lavori al telaio. Sì, lavori: perché è diventato il mio mestiere, ed è così che è nata Urania. Lungo il cammino ci sono stati incontri importanti, che mi hanno fatto credere nel valore di quest’arte e in ciò che potevo fare usandola bene.

Oggi, partecipando a progetti come CREASSE e altri, porto avanti la mia visione: la tessitura, come tanti mestieri antichi, è custodita da pochi “eletti”, e io voglio restituirla a tutti. Voglio che sia un sapere condiviso, tramandato e accessibile, anche attraverso connessioni con le realtà più fragili.

Le tue opere raccontano storie che intrecciano memoria e innovazione, dall’uso di telai tradizionali alle tecniche antiche come la tessitura a tavolette (card weaving) o il telaio da tavolo. Come si coniuga nel tuo lavoro il recupero della tradizione locale con l’attenzione alla sostenibilità, al riciclo e all’upcycling di filati e tessuti?

Per me tradizione e sostenibilità non sono due strade diverse: sono la stessa. Le nostre nonne non buttavano nulla, e ogni scarto di filo o stoffa consumata trovava una seconda vita.

Uso telai e tecniche antiche, come la tessitura a tavolette, il telaio verticale e quello a licci, perché custodiscono un sapere che appartiene alla Basilicata e che rischia di perdersi. Su queste basi lavoro con fibre di recupero, filati vegetali e tinture naturali.

Un esempio che sento molto mio è la ginestra. Sto approfondendo la storia e la tecnica della sua filatura perché è una fibra ancora più sostenibile: cresce spontanea e la Basilicata ne è piena. Un tempo veniva lavorata proprio qui, ma oggi, almeno in regione, questa pratica è quasi scomparsa. Riportarla in vita significa unire le due cose che mi guidano: recuperare un sapere dimenticato e usare ciò che la nostra terra offre già, senza consumare risorse nuove.

È lì che memoria e innovazione si incontrano: nel dare nuova vita a ciò che c’è, senza tradire da dove veniamo.

Attraverso la partecipazione al progetto Erasmus+ CREASSE sei entrata in contatto con gli strumenti dedicati all’Economia Sociale e Solidale (SSE). Cosa ti ha lasciato l’esperienza del capacity building e l’approfondimento di materiali come il Toolbox per l’imprenditorialità sociale e l’Handbook? In che modo ti ha aiutata a strutturare la tua idea di business e a preparare la presentazione finale per il Community Pitching Event?

Il mio percorso di capacity building con CREASSE è stato accompagnato da Giovanni e Anna Maria, che mi hanno guidata nella comprensione del progetto e dei vari strumenti che CREASSE metteva a disposizione.

In particolare, l’Handbook mi ha dato le basi dell’imprenditoria collettiva. Prima di CREASSE, Urania ero io: una persona sola, con tanti desideri e tante aspettative verso il mondo esterno. Dopo, Urania non è più sola. L’Handbook mi ha fatto capire che le persone non devono stare intorno al progetto, ma esserne parte integrante. Mi ha colpita soprattutto la figura del facilitatore, capace di progettare e moderare spazi di apprendimento inclusivi e stimolanti per adulti e studenti. Ci ho ritrovato il mio modo di intendere la trasmissione del sapere, che parte dai ragazzi più giovani e arriva fino agli adulti.

Così l’idea che porto con me da anni ha trovato una forma: un laboratorio dove culture diverse e persone con background differenti, da ogni parte del mondo, possano ritrovarsi al suono delle battute del telaio.

Per il Community Pitching Event ho costruito il mio pitch sulla tessitura della ginestra: una fibra che cresce spontanea in Basilicata, che un tempo veniva lavorata qui e che oggi, quasi, non si fa più. Era il modo più autentico per raccontare Urania: un sapere antico da riportare in vita e da condividere con la comunità. Presentarlo a Casa Cava, davanti a un pubblico venuto lì per ascoltarmi, mi ha emozionata tantissimo. E ancora di più quando, alla fine, l’idea è stata accolta con entusiasmo.

L’imprenditorialità collettiva e l’economia sociale trovano linfa nella rigenerazione culturale delle comunità rurali e locali. Tra le tue attività più recenti c’è la partecipazione e collaborazione al percorso di residenze artistiche promosso dalla Fondazione Matera Basilicata 2019 per Matera 2026 Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, in collaborazione con il Comune di Matera: che tipo di esperienza stai vivendo?

Per me è uno dei momenti più importanti di questi ultimi anni. Partecipare al percorso di residenze artistiche promosso dalla Fondazione Matera Basilicata 2019, per Matera 2026 Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo, mi dà la possibilità di collaborare con persone che hanno una mente e una visione diverse dalla mia.

È proprio questo l’incontro che cercavo: mescolare i nostri saperi, il mio legato al telaio e alla tradizione, i loro nati da altri percorsi, per creare qualcosa di unico, che da soli non avremmo potuto fare. È lo stesso spirito del laboratorio che immagino per Urania, dove le differenze non dividono ma arricchiscono.

Quali sono i progetti futuri all’orizzonte per Urania? E sulla base della tua esperienza, quale consiglio daresti agli aspiranti imprenditori e imprenditrici sociali che vogliono trasformare un’arte tradizionale in un progetto sostenibile, inclusivo e ad impatto positivo per il territorio?

I progetti sono tantissimi, e con loro i desideri e la voglia di realizzare ciò che ho esposto nel pitch e che ho in mente: un Fab Lab dove non si lavori soltanto al telaio, ma dove qualsiasi artista, qualsiasi persona con la voglia di approfondire, conoscere e ampliare la propria visione possa venire, mettere a disposizione le proprie competenze e, allo stesso tempo, prenderne dagli altri.

Vorrei creare un laboratorio in cui le persone che provengono da paesi più disagiati possano sentirsi parte integrante della società in cui vivono, e parlo soprattutto della Basilicata e di Matera. Parte integrante perché creano qualcosa con le proprie mani, si sentono realizzate e si sentono persone.

Ai futuri imprenditori e alle future imprenditrici sociali dico che sarà dura, e a volte faticosa, soprattutto sul piano burocratico. Il mio FabLab nasce nei Sassi di Matera, e per chi parte da zero orientarsi tra procedure e autorizzazioni non è semplice: servono tempo, costanza e anche una rete di persone che ti sostengano. Per questo consiglio di armarsi di tanta pazienza, di essere caparbi e di non mollare mai. La Basilicata, Matera, l’entroterra come Stigliano e Accettura hanno bisogno di queste visioni, di nuovi progetti e di nuove realtà a cui aggrapparsi, perché non vada tutto nel dimenticatoio e perché i paesi non si spopolino lentamente di creatività fino a rimanere vuoti.

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